“Antichi mestieri”

“Antichi mestieri”

 

Pastori e pastorizia

Ogni anno, così come da secoli, a giugno migliaia di capi ovini e bovini confluivano sull’altopiano silano. Provenivano dalle zone marine joniche a transumare in Sila, dove avrebbero trovato ricchi pascoli, e vi sostavano sino agli inizi dell’autunno per poi tornare ai luoghi di provenienza.

Le mandrie si avviavano verso la Sila dopo il tramonto, per poter viaggiare col fresco; durante le necessarie soste notturne, gli animali venivano sorvegliati dai pastori e dai cani perché non venissero attaccati dai lupi. La giornata seguente iniziava con la mungitura. Era, così come si potrebbe definire oggi, un’industria “trainante” nel senso che essa procurava lavoro anche ad altre categorie di persone: filatrici,tessitrici, orditori, gualcherai, etc.

In quei tempi i proprietari corrispondevano ai pastori quasi tutto il salario in natura: formaggi, ricotte e lana; perciò mogli e figlie erano necessariamente interessate ad utilizzare la lana sia per gli usi familiari, che per venderla allo stato grezzo o dopo averla pulita e lavorata sotto forma di filati e tessuti confezionati in casa.

La lavorazione del latte,

allo scopo di ricavarne i vari prodotti alimentari, era da consi-derarsi una delle fasi più impor-tanti dell’industria armentizia.

A questa operazione presiedeva il curàtolo per le mandrie ovine, ed il caporale per quelle bovine. Questi due personaggi erano i responsabili della buona riuscita dei prodotti, dalla bontà dei quali dipendeva il credito e la fama del proprietario degli animali.

I prodotti

Casicavalli               Caciocavalli

Butirri                      Butirri

Casu                          Formaggio

Ras’-cu                      Cacio ad alta percentuale di burro

Muzzarelle                Mozzarelle

Ricotta                      Ricotta

Rinusu                      Cacio ricavato da residui della pastata o tuma

Sciungata                Giuncata. Ricavata dal latte pecorino non salato

Pastata o tuma       Pasta fresca del cacio prima di essere messa nella forma.

 

 


I boscaioli

La quiete dei boschi silani, che in inverno era totale, veniva rotta solo in estate, dai cadenzati colpi di scure che abbattevano i pini e dal fragore degli stessi quando si schiantavano al suolo; ed ancora in autunno, dopo i primi acquazzoni, dal vocio delle persone in cerca di funghi.

I boscaioli o mannesi  (dalla scure che adoperavano, simile alla man-naia) erano addetti all’abbattimento ed alla squadratura dei pini, mentre nei mesi invernali si dedicavano alla

lavorazione dei tronchi di castagno.

Il loro corredo, al momento di recarsi al lavoro, consisteva in una grande sega a doppia impugnatura, in una scure, in una lima per affilare i denti della sega, in una cote per affilare la scure ed in un certo quantitativo di nafta o petrolio  per lubrificare la sega. A tal proposito è curioso sapere che, mentre per la recisione di altri legnami le seghe si lubrificavano con grasso di maiale, nel caso in esame solo la nafta o il petrolio riuscivano a sciogliere la pece dei pini che impediva lo scorrimento della sega.

Portavano anche una provvista di pane, lardo e, qualche volta, prosciutto, perché, per il lavoro che facevano, avevano bisogno di nutrirsi con cibi ad alto contenuto calorico. Arrivati sul posto, di norma alloggiavano nella baracca costruita negli anni precedenti, o ne costruivano una nuova se il lavoro si svolgeva in una zona diversa.

I mannesi lavoravano sempre a squadre, avendo cura di operare in zone distanti l’una dall’altra, per evitare che le piante cadendo potessero provocare incidenti.

 

 

I carbonai

L’attività dei carbonai consisteva nella preparazione del carbone vegetale, che veniva ricavato da faggi, querce e cerri ed usato per riscaldamento. La maggior parte dei carbonai erano oriundi di Serra Pedace, salivano sui monti della Sila, solitamente in tarda estate, con tutti i familiari perché, soprattutto durante la carboniz-zazione vera e propria, necessitava l’opera di più persone per un periodo di almeno 8 giorni e per tutte le 24 ore. Interi nuclei familiari alloggiavano in baracche o capanne di fortuna.

La legna abbattuta necessitava di un periodo di stagionatura di 15-20 giorni; successivamente veniva ammassata sulla piazza carbonile, costruendo al centro un camino; così formata, la carbonaia si copriva con uno strato di foglie e uno di zolle erbose. Durante la combustione, l’accesso dell’aria era regolato da fori aperti secondo le necessità: venivano aperti maggiormente i fori dell’alto, dove il fuoco era meno sviluppato, mentre erano chiusi quelli dove il fuoco brucia in fretta. Il buon esito della carbonizzazione necessitava di una particolare esperienza, che si poteva acquisire solo dopo anni di lavoro al seguito degli anziani più esperti.

 

 

I fungiari   

I primi che si dedicarono alla raccolta dei funghi sia per uso familiare che a scopo di commercio, sia pure limitatissimo, furono gli abitanti di Spezzano della Sila che vengono ancora detti fungiari, così come quelli di Pedace curtellari, quelli di Spezzano Piccolo cucuzzari, quelli di Serra Pedace carvunari,quelli di San Giovanni in Fiore patatari, etc.

Attualmente i funghi sono oggetto di largo consumo e ormai quasi tutti sono diventati fungiari. I funghi raccolti vengono spediti nel resto d’Italia, dove sono ricercatissimi per la loro bontà, e venduti nei mercati locali. Il lato negativo di questo accentuarsi nella ricerca dei funghi è che vengono raccolti in maniera indiscriminata, e ciò potrebbe, in futuro, limitarne o addirittura annullarne la possibilità di riproduzione.

 

Gli scalpellini

Gli abitanti della Sila si sono sempre interessati a questa attività anche perché favoriti dall’abbondanza di materia prima: granito silano, di quello ruvido, picchiettato di nero e bianco. In passato a San Giovanni in Fiore operò una vera e propria scuola di scalpellini che si avvalse anche del contributo delle scuole di Rogliano e di Fuscaldo.

 

Con la bella stagione, gli scalpellini andavano a lavorare all’aperto nella valle del Garga, dove, con punta e mazzuolo, riducevano mastodontici massi di granito in artistici capitelli, superbi portali, mole per macinare il grano, etc. Quando sopraggiungeva l’inverno si ritornava a lavorare  nella piazzetta antistante l’Abbazia.

Le opere più belle ed interessanti si trovano a San Giovanni in Fiore: portale dell’Abbazia, con incorniciatura ad arco di trionfo di inizio Rinascimento, portale della Chiesa di S. Maria delle Grazie, con due coppie di leoni che reggono il peso del portale, quello di Palazzo Lopez dove furono messi in prigionia i fratelli Bandiera; ma tante altre opere con decorazioni floreali, con bassorilievi o con rappresentazioni a tutto tondo sono distribuite su tutto il territorio.

 

Le tessitrici

La tessitura è uno dei settori più importanti dell’artigianato silano, per gli eccezionali livelli di artisticità toccati così in epoche passate, come in epoca contemporanea, nella produzione di tessuti in lana, lino e ginestra, quest’ultima richiedente un faticosissimo, umile lavoro di raccolta, una paziente opera di macerazione degli arbusti prima di ottenere la fibra necessaria. Si tesseva su massicci telai di legno (faggio, per lo più), di cui esistono ancora taluni esemplari; le modalità di preparazione e di esecuzione per la tessitura erano comuni a qualsiasi tipo di filato, diversi, invece, erano i prodotti finiti e i tempi di lavorazione. I vivaci colori si ricavavano da piante, scorze di frutti, mallo di noci, petali di fiori; i colori chimici della nostra epoca non hanno alterato il gusto delle tessitrici, anche se hanno forse tolto ai tessuti una parte del loro fascino.

Notevole e pregiata è la produzione di coperte, tappeti, arazzi e centri da tavola con motivi floreali, generalmente racchiusi all’interno di disegni geometrici diversi: rosa alla cruce, rosa alla grasta, arcata rè stelle, ciampa ‘e cavallu, garofaou, vigna, pratufioritu; o con motivi geometrici di derivazione greca: fasciuni, sbaràgliu, cumpìettu, cannellini, coppìniellu (San Giovanni in Fiore, Longobucco, Castel Silano).

E’ possibile trovare, inoltre, soggetti ispirati a vicende storiche come la battaglia tra Crociati e Saraceni nelle stupende coperte di Cariati.

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