Cosa visito

Le acque

La Sila è straordinariamente ricca di sorgive; si tratta di acque fresche (sgorgano alla temperatura di circa 6 °C e non superano, anche in piena estate, i 9 °C), limpide, già alla fonte perfettamente potabili.

Le acque silane si filtrano attraverso rocce granitiche permeabili e, quantunque siano poco conosciute e vantate, presentano una composizione simile alle migliori acque oligominerali delle più note stazioni climatiche italiane.

 

I fiumi

Dalla Sila hanno origine i principali fiumi calabresi, in particolare, il Crati, il Savuto, il Trionto, il Neto, il Tàcina, il Mucone, il Vaccarizzo, il Cecita, l’Arvo e ilCapalbo. Altri corsi d’acqua hanno carattere torrentizio e, durante la cattiva stagione, trascinano a valle intere masse di detriti.

 

I laghi

 

Cecita o Mucone (alt. 1230 m.)

In località Vaccarizzi (Spezzano Sila). Artificiale con superficie di 13 Kmq. Invaso da 108 milioni di metri cubi di acqua. Realizzato nel 1950/55. Diga lunga 270 m. ed alta 93 m. Vi confluiscono i fiumi: Mucone, Vaccarizzo e Cecita. Mediante un condotto-galleria, lungo 14 Km, vengono alimentate le centrali elettriche di Acri e Bisignano.

Ampollino (alt. 1271 m.)

In località Trepidò (Sila Piccola). Artificiale con super-ficie di 7 Kmq. Invaso da 78 milioni di metri cubi di acqua. Realizzato nel 1926/32. Diga lunga 129 m. ed alta 30 m. Vi confluiscono i torrenti: Tassito, Brigante, Verberano, Petrone e i ruscelli Caprara e Caporose. Riceve, mediante un condotto-galleria lungo 6.250 m., le acque del lago Arvo e, con altro condotto forzato, le acque del Savuto e del Tàcina. Alimenta le centrali elettriche di Timpagrande (Calusia – Crotonei). Inaugurata da Vittorio Emanuele III nel 1928.

 

 

Arvo (alt. 1.278)

In località Nocelle (San Giovanni in Fiore). Artificiale con superficie di 8 Kmq. Invaso da 84 milioni circa di metri cubi di acqua. Realizzato nel 1926/32. Diga lunga 280 m. ed alta 27 m. Idroelettrico. Vi confluiscono i fiumi: Arvo, Capalbo e i torrenti Melillo, Cacaliere, Pugliese e Rovalicchio.

Collegato al lago Ampollino mediante un condotto-galleria lungo 6.250 m. Inaugurato da Umberto e Maria di Savoia il 28-05-1932.

 

Alto Savuto (alt. 1260 m.)

In località Poverella (comune di Aprigliano). Artificiale. Invaso da 1 milione circa di metri cubi di acqua.

Realizzato nel 1925/36. Idroelettrico. Sussidiario al lago Ampollino, mediante il riversamento delle proprie acque con sistema di pompaggio forzato.

 

Ariamacina o Alto Neto (alt. 1.311 m.)

In località Ariamacina (comune di Serra Pedace). Artificiale. Invaso da 4 milioni di metri cubi di acqua. Realizzato nel 1953/55. Idroelettrico. Diga lunga 170 m. Sussidiario al lago Cecita tramite condotto-galleria.

 

Votturino (alt. 1.428 m.)

In località Votturino (comune di Serra Pedace). Artificiale. Invaso da 5 milioni di metri cubi di acqua. Realizzato nel 1964/65. Il solo per uso irrigazione della vasta pianura del Garga, nel comprensorio Riggio, Sculca, Croce di Magara.

 

Località turistiche

 

San Giovanni in Fiore (1.100 m s.l.m.)

Situato sul versante jonico della Sila Grande, San Giovanni in Fiore è uno dei maggiori centri dell’altopiano silano. L’abitato è un dosso granitico sovrastante la confluenza del fiume Arvo e Neto, sul versante jonico della Sila Grande.

Il nome gli fu dato dall’Abate cistercense Gioacchino da Fiore, nato a Celico (CS) intorno al 1130, il quale, nel 1189, si ritirò qui in preghiera nella località chiamata Fiore Nuovo. In un primo tempo egli si limitò ad edificare una sorta di ospizio per accogliere i viandanti bisognosi di aiuto, poi, nel 1191, aumentando il numero di seguaci, iniziò la costruzione di quella che doveva diventare l’Abbazia madre dell’Ordine Florense, dapprima dedicata alla Madonna, allo Spirito Santo e a Giovanni l’Evangelista, successivamente solo a quest’ultimo, da cui il nome della località.

Il paese, dalla sua fondazione fu retto dagli abati florensi, fino al 1470. Nel 1530 ottenne il riconoscimento a Comune ed il 1725 passò come feudo ai Caracciolo che vi introdussero l’arte  della lavorazione dei metalli nobili, avendo questi nel proprio feudo un territorio dove “è una montagna di pietra viva, che tiene vene di argento et piombo Critta e Galanza“.

Consigliamo di visitare, oltre l’Abbazia florense, l’Arco normanno a sesto ogivale, probabilmente facente parte di una serie di archi posti alle strade che accedevano all’abbazia, fungenti da confine  extra-territoriale, oltrepassando i quali si era immuni da ogni pena inflitta dalla Corte Giudiziaria Normanna, la chiesa di S. Maria delle Grazie, il Palazzo Lopez, il Museo Demologico con la raccolta fotografica “Marra”.

Merita menzione, inoltre, il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti annoverato, dal Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, tra gli Istituti di rilevante interesse scientifico e culturale.

Tipico il costume femminile, la cui austerità richiama alla mente l’origine monastica del centro, consistente in una lunga e ricca gonna cadente in minute pieghe e un corpetto arabescato con maniche larghe e corte. L’abito, quasi sempre nero, viene completato da una camicia che esce dalla scollatura e da un copricapo, ritùortu, ricavato da una tela di lino, complicatamente più volte ripiegata e inamidata che si allunga sino alle spalle.

Sulle tempie due caratteristiche trecce. L’abbigliamento della pacchiana  è impreziosito dai gioielli: la collana, se è di granatine, è dettajannacca, se invece è tutta d’oro, è detta sortere; alla collana può essere appeso un ciondolo d’oro, il brillocco.

Dalla orecchie pendono orecchini di varie fogge: ricchini, pindagghi; tra le spille di variegate forme: u motrò, a musca e u pamaroru.

Esperti artigiani, facendo uso degli antichi strumenti tramandati da padre in figlio, lavorano, ancora, di scalpello il variegato granito silano, creano bellissimi oggetti di ferro battuto, intagliano il legno, cesellano preziosi monili d’oro alla “maniera antica”. Interessanti da ammirare sono i gioielli “antichi” creati con passione dall’orafo G.B. Spadafora.

Le donne, dal canto loro, lavorano al tòmbolo, all’uncinetto e soprattutto al telaio, splendidi tessuti di lana dai disegni tradizionali dove affiorano figure arabesche o armoniose composizioni geometriche, manufatti che hanno raggiunto meritata fama in Italia ed all’estero, grazie anche alla Scuola-Laboratorio di tappeti orientali che opera in località “Pirainella”.

Escursioni: il monte Garaglione a 30 Km, il lago Ampollino a 15 Km, il colle della Stràngola a 6 Km, inoltre per gli appassionati, a Trepidò è possibile andare a pesca di trote.

 

Caccuri (673 m s.l.m.)

Piccolo paese posto sulle colline sovrastanti la riva sinistra del fiume Neto, Caccuri conserva bellezze tali da offrire ai visitatori visioni incantevoli di un vasto territoriomonastico e feudale. Le strade di pietra levigata portano tutte al castello che, imponente, sovrasta l’immensa rupe sottostante. Risalente al VI secolo, fu ampliato più volte fino al 1885, quando fu aggiunto il bastione e la torre adornata con merli guelfi (la torre in realtà è, abilmente mascherato, un serbatoio d’acqua alimentato dal vecchio acquedotto del paese). Da visitare anche la Chiesa Arcipretale di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa di Santa Maria del Soccorso.

Camigliatello (1.272 m s.l.m.)

Camigliatello, località del comune di Spezzano Sila, è il primo dei villaggi silani ad essere stato realizzato. Il nome gli deriva da Scamigliati, religiosi che sotto il saio non indossavano la camicia.

E’ attraversata dalla SS 107 e dalla comoda superstrada (Cosenza-Crotone); dista appena 36 Km da Cosenza, 26 Km da Lorica e 33 Km da San Giovanni in Fiore.

Sviluppatosi tra immensi boschi di pini, abeti, faggi, castagni, cerri, Camigliatello è un rinomato e suggestivo centro turistico e stazione invernale, con relativi impianti dirisalita e piste da sci, inoltre possiede una notevole ricettività alberghiera, negozi di artigianato (locale produzione di pellame, capi di corredo e manufatti in legno),  campi da tennis, pista di pattinaggio, maneggi, aree picnic.

Prodotti tipici: funghi freschi e secchi, salumi e latticini.

In ottobre si svolge la Sagra del Fungo, durante tutto l’anno manifestazioni culturali e gare sportive com-pletano il programma che la locale pro-loco predispone.

 

Castelsilano (928 m s.l.m.)

Castelsilano sorse intorno al ‘700, allorchè Scipione Rota, Principe di Cerenzia, decise di costruirvi un castello da adibire a casale di montagna, dove trascorrere l’estate. Da qui il nome Castrum Casini, cioè Castello del Casale.

Posto su un crinale che domina a sud l’intera valle del Neto, a Castelsilano inizia il grande bosco della Sila, con interminabili distese verdi di conifere. Ricca conseguentemente di varie sorgenti naturali, è attraversata dal fiume Lese, affluente del Neto, che costituisce tappa obbligata per gli amanti della pesca sportiva. Sono presenti inoltre numerose cavità speleologiche per intenditori. Si registra la presenza altresì di sorgenti d’acqua sulfurea.

Prodotti tipici: la lavorazione del maiale, olio di oliva a bassissima gradazione acida e i formaggi.

 

 

Cerenzia (640 m s.l.m.)

Acerenthia, Acherontia o Geruntia, sul suo nome e sulle sue origini storia e leggenda si confondono, conferendole un particolare fascino di mistero.

Fondata secondo alcuni dal mitico Filottete, se-condo altri dagli Enotri, l’urbe era cinta da altissime mura naturali e dominava la vallata del fiume Lese, un tempo forse chiamato Acheronte, da cui deriverebbe il nome del paese.

Sede vescovile dal 700 al 1600, fu un vivace ed animato centro urbano, ma difficoltà di approvvigionamento d’acqua, malaria e terremoti costrinsero gli abitanti a trasferirsi a 5 Km dall’acropoli, dove tuttora sorge la moderna Cerenzia, facilmente raggiungibile percorrendo la SS 107. Dell’antica e gloriosa città bizantina rimangono i ruderi soprattutto di un edificio sacro in gran parte conservato e del Vescovado.

 

Croce di Magara (1.339 m s.l.m.)

Il nome originario era Crocevia delle Magare, perché secondo un’antica leggenda, era il luogo dove s’incontravano a convegno le streghe (magare).

E’ posta ad un crocevia di diverse strade: quella che da Camigliatello prosegue per S.Giovanni in Fiore; quella che, proveniente dai paesi dei Casali attraverso Monte Scuro, da Macchia Sacra porta alla stessa località, e quella che dalla stessa località porta a Neto, Macchia di Pietro e Germano. Sorto come villaggio poderale in seguito alla Riforma Agraria, è oggi località d’interesse turistico, soprattutto per l’immediata vicinanza alla Riserva Biogenetica di Fallistro.

Prodotti tipici: funghi e latticini.

 

Fago del Soldato (1.450 m s.l.m.)

Importante nodo stradale sulla superstrada Cosenza-Crotone, a 14 Km da Botte Donato, che si raggiunge tramite la panoramica Strada delle Vette, Deve il suo nome alla leggenda secondo la quale ad un faggio (fago) vi sarebbe stato impiccato, dai briganti, un soldato.

Fu la prima località silana ad essere abitata da gruppi di tagliaboschi. Conserva ancora oggi le caratteristiche costruzioni in legno.

Oggi è stazione climatica con magnifici boschi di pini e faggi.

Prodotti tipici: nella stagione della raccolta è mercato di smercio di funghi freschi.

 

 

Fallistro (1.348 m s.l.m.)

Località poco a monte di Croce di Magara, dove funzionò fino al 1910 una filanda di seta. Il nome significa luogo oscuro, scavato. Vi è stata istituita nel 1987 la Riserva Naturale Guidata Biogenetica I Giganti di Fallistro allo scopo di salvaguardare un eccezionale lembo di pineta ultracentenaria e per conservare un ecosistema idoneo per la produzione e la successiva raccolta di semi da destinare a nuovi impianti boschivi ed a studi di carattere genetico.

I Giganti sono 56 piante di pino laricio e 7 di acero di monte, tutte numerate e classificate. Da studi condotti su campioni legnosi e da osservazioni di campo, si stima che l’origine della pineta risalga al 1620-1650.

I diametri del fusto, a 1,30 m d’altezza, oscillano dai 71 ai 187 cm. Le altezze degli alberi, che in media sono di 35 metri, sfiorano in più casi i 43 metri.

L’accesso alla riserva è consentito solo a piedi, nei mesi da giugno ad ottobre, dalle ore 8.00 alle ore 18.30, lungo un percorso obbligato.

E’ possibile effettuare delle visite guidate in altri periodi prendendo accordi con i competenti uffici ( Corpo Forestale dello Stato).

 

Fossiata (1.405 m s.l.m.)

Il nome deriva dalla forma dialettale fossiata: più fossi.

Località ad 8 Km dal lago Cecita, ricadente nel Parco Nazionale della Calabria è considerato il più bel bosco della Sila Grande, ricco di alberi secolari, fragole di bosco e funghi.

Attrezzato con molte aree picnic. Nelle sue vicinanze si trovano alcune zone protette per il ripopolamento faunistico; vi si può ammirare un esemplare di pino laricio detto il Bello della Sila.

E’ zona di accesso al sentiero 4 del Parco, 9 Km tra i più significativi per conoscere l’ambiente naturale della Sila.

 

Germano (1.230 ms.l.m.)

Centro poderale nel Comune di San Giovanni in Fiore sorto in seguito alla Riforma Agraria Silana – Legge Gullo del 1950. Il nome del paese deriva dalla coltivazione di un tipo di segale resistente alle condizioni climatiche della Sila detta appunto Jermanu.

 

 

Lorica (1.314 m s.l.m.)

Centro ridente di villeggiatura, di sport invernali e per appassionati di caccia e pesca, Lorica è situata in una bella zona boscosa sulla riva nord-orientale del lago Arvo ed ai piedi di monte Botte Donato. Deriva il nome da Lùrica (corazza di cuoio degli antichi romani), da cui: luogo corazzato dalle intemperie e dai venti. Denominazione che ha sostituito l’originaria Valle del Crocifisso. Molti sono i sentieri che si possono percorrere nei boschi nelle vicinanze di Lorica, essi sono stati individuati dal Club Alpino Italiano e tracciati da numerosi giovani. Per la sua bellezza è unanimemente considerata la Perla della Sila.

Ottima ricettività alberghiera, notevoli infrastrutture sportive, botteghe artigia-nali per la lavorazione della corteccia di pino.

 

Macchia Sacra

Attualmente in detta località non vi sono residenti; fino a pochi anni addietro era zona di pascolo e di raccolta bestiame che scendeva a valle.

Da questa località, guardando verso il lago Arvo, si ammira una stupenda vallata: è la Valle dell’inferno, fittamente ricoperta da pini ed abitata dagli ultimi branchi di lupi.

 

Moccone (1.306 m s.l.m.)

La località è sorta sul luogo ove erano impiantate numerose segherie che sfruttavano l’energia fornita dal fiume Mucone (così chiamato perché vi furono ritrovati i resti di una mucca).

Il villaggio turistico è attraversato dalla SS 107 Cosenza-San Giovanni in Fiore ed è collegato con gli impianti sciistici di Monte Curcio. Molte le botteghe di artigianato silano. Tra i prodotti tipici meritano particolare menzione le ricotte secche e quelle affumicate.

 

Monte Scuro (1.633 m s.l.m.)

Valico sulla SS 108 bis, vi si innesta la panoramica Strada delle Vette che porta a Lorica, il monte deve il suo nome alla presenza, quasi permanente nel periodo invernale, di voluminosi cumuli di nubi.

Il valico è dominato da una Croce con Cristo, quale testimonianza perenne del silenzio delle profonde notti silane.

Vi sono allocati le antenne e i ripetitori della RAI e una Stazione Meteorologica dell’Aeronautica Militare. In corrispondenza del valico si trova un Cippo a Nicola Misasi, letterato cosentino, cantore dell’intero altopiano silano.

 

Silvana Mansio (1.473 m s.l.m.)

Questa località si chiamava, in origine, Perciavinella che sta-rebbe a significare “vicolo cieco, senza uscita”.

Successivamente in seguito alla costruzione di alcuni villini, fu indicata come Villini di S. Nicola dal nome della zona omonima limitrofa.

Il nome di Silvana Mansio, per indicare la zona come soggiorno nella foresta, le fu dato nel 1932. Complesso alberghiero immerso nelle pinete in zona assolutamente tranquilla.