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Un’operazione congiunta di carabinieri, polizia e Guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, è stata condotta per l’esecuzione di 48 provvedimenti di custodia cautelare (44 in carcere e 4 ai domiciliari).
Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, trasferimento fraudolento di valori, procurata inosservanza di pena e porto illegale di armi, commessi con l’aggravante del ricorso al metodo mafioso, ovvero al fine di agevolare la ‘ndrangheta.
Nel corso dell’operazione, è in corso un sequestro di beni per un valore di circa 25 milioni di euro. Gli investigatori stanno anche eseguendo numerose perquisizioni.

“Sulla necessità di un proseguimento della situazione commissariale in Calabria non ci sono dubbi visti i numeri che purtroppo non sono positivi né dal punto di vista del conto economico né dal punto di vista dei Lea dovuto anche, devo dire, al fatto che per i Lea non sono stati caricati i dati. Ci troviamo quindi anche in una discrepanza dei dati che però sono quelli su cui noi dobbiamo poi fare una valutazione”. A dirlo è stato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, oggi a Rossano, circa l’eventuale revoca del commissariamento della sanità. In merito alle questioni sollevate dal governatore Mario Oliverio – che ha incontrato nei giorni scorsi – sulla figura del commissario, la Lorenzin ha detto che “è una decisione che prenderemo nel Consiglio dei Ministri con il presidente Gentiloni ed il ministro Padoan. E’ una decisione a tre. Quello che a me sta a cuore è che ci sia una gestione manageriale, commissariale e della Presidenza in armonia, dove si lavori per raggiungere gli obiettivi”.

Due cittadini albanesi, Fabian Gjergji di 28 anni, e Klesti Qose (29), e cinque italiani Alfonso Ammirato, (34), Giuseppe Abastante (23), Giuseppe Barbieri (23), Mario Buontempo (27), Massimo Manisco (34) sono stati arrestati in due distinte operazioni condotte dalla Polizia di Stato a Castrovillari e Rossano e coordinate dalla Procura di Castrovillari.
I due albanesi, ai quali sono stati sequestrati tre chili di marijuana e mezzo chilo di eroina, sono accusati di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, mentre gli altri cinque finiti in manette sono accusati di estorsione e rapina. La prima operazione ha portato alla scoperta di un fenomeno di spaccio presente sul territorio, mentre la seconda ha riguardato un caso di estorsione denunciata coraggiosamente dai titolari, indiani, di due esercizi commerciali. La necessità di denunciare le estorsioni è stata sottolineata dal procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla e dal questore di Cosenza Giancarlo Conticchio.

Era scomparsa da circa un mese senza che di lei si avesse alcuna traccia. Una donna di origini ungheresi, Ilona Kanalas, di 67 anni, da tempo domiciliata a Montegiordano, è stata trovata morta in un dirupo.
Il cadavere in avanzato stato di decomposizione dell’anziana, che pare soffrisse di crisi depressive, è stato trovato da un contadino all’interno del Canale Garibaldi nella frazione marina di Montegiordano. Sul luogo del ritrovamento sono intervenuti i carabinieri.
Ilona Kanalas era conosciuta nel comprensorio dell’Alto Jonio per avere gestito fino a poco tempo fa, insieme al marito scomparso due anni addietro, una palestra dove si praticavano danza e ginnastica. Il corpo della sessantasettenne è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale di Trebisacce dove sarà eseguito l’esame autoptico.

Prelevava massi rocciosi senza autorizzazione dall’area annessa all’alveo di un fiume per realizzare un terrapieno. Un imprenditore di 38 anni è stato denunciato a Mesoraca dai Carabinieri Forestale per furto, invasione di terreno e violazione delle norme paesaggistiche.
I militari, durante un servizio di controllo del territorio, hanno notato i lavori di realizzazione di un muro di sostegno del terrapieno, alto circa quattro metri, innalzato con l’utilizzo di grossi massi granitoidi assemblati a secco.
Seguendo un autocarro hanno individuato un uomo che, con l’ausilio di un escavatore, prelevava il materiale roccioso dall’area annessa all’alveo del fiume S. Antonio. I lavori effettuati in assenza dei necessari permessi, sono stati immediatamente bloccati. In corso accertamenti per rilevare altre eventuali responsabilità.

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