Rassegna news 24 Calabria

La Guardia di Finanza di Bologna e dello Scico (Servizio centrale investigazione criminalità organizzata) di Roma sta eseguendo in Emilia-Romagna, Lazio e Calabria, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre pregiudicati ritenuti affiliati alla ‘ndrina dei Bellocco di Rosarno (Reggio Calabria). Sono accusati di un episodio di estorsione con metodo mafioso ai danni dei familiari di un collaboratore di giustizia in provincia di Ravenna.
Contemporaneamente sono in corso numerose perquisizioni.

I carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro hanno proceduto all’arresto di C.S., di 39 anni, e L.M., di 25enne, disoccupati, già conosciuti alle forze dell’ordine, per detenzione di sostanza stupefacente.
I due, in seguito ad una perquisizione veicolare, sono stati trovati in possesso di 1 kg e 62 grammi di cocaina suddivisi in due involucri che erano stati ben occultati a bordo dell’autovettura sulla quale viaggiavano.

E’ ritenuto responsabile di una serie di danneggiamenti e atti intimidatori, compiuti per questioni familiari che sono in corso di ulteriori accertamenti, nei confronti di una famiglia di Joppolo. Carmelo Falduto, di 32 anni, è stato arrestato e posto ai domiciliari dai carabinieri della Compagnia di Tropea, con l’accusa di atti persecutori. Gli ultimi episodi addebitati all’uomo sono accaduti nei giorni scorsi quando una bomba-carta è esplosa davanti all’abitazione della famiglia presa di mira e residente nella frazione Coccorino. Già nel novembre scorso i militari avevano ricostruito la dinamica di episodi di intimidazione e danneggiamento, attribuendone la responsabilità a Falduto e ottenendo dalla Procura di Vibo un provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle vittime, provvedimento non osservato. Gli accertamenti proseguono adesso per fare piena luce sui motivi che avrebbero portato il trentaduenne a compiere questa escalation di violenza.

Padre e figlio, A.V.G., di 60 anni, e F.G., di 30, già noti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati dopo che hanno aggredito con una mazza di ferro i carabinieri che erano andati a fare una perquisizione nella loro abitazione. I militari si sono recati nell’abitazione dei due ad Arzona, frazione di Filandari, alla ricerca di armi e munizioni. A far scattare la scintilla, a dire dei fermati, è stato il fatto che i militari, durante la perquisizione, si “permettevano” di toccare le loro olive custodite in un’anfora di terracotta. I due, secondo l’accusa, adirati dalla profondità del controllo hanno aggredito i carabinieri ferendone lievemente due. Oltre alle lesioni i militari sarebbero stati ingiuriati con sputi, insulti e minacce di morte. Il sessantenne, ignorando l’invito alla calma dei militari, ha anche afferrato una spranga di metallo lanciandosi contro di loro. Padre e figlio sono stati posti agli arresti domiciliari.

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